Scuola e Sport

…nessuna giustificazione. I tuoi figli saltano scuola perchè vanno ad allenarsi in ghiacciaio o ai campionati italiani giovanili? Nessuna giustificazione: assenti. Assenti come se fossero stati indisposti, se avessero perso il bus o se avessero “bigiato” per andare a giocare a biliardino al bar. Per la scuola italiana lo sport non esiste, altro che portare crediti come succede negli istituti statunitensi e di mezza Europa dove gli studenti-atleti che portano prestigio vengono tenuti in palmo di mano. Da noi no. Da noi il lunedì dopo la gara, molto spesso ci sono una verifica o un’interrogazione in agguato. E così siamo al palo. Ma non è un fatto di medaglie. “Le famiglie hanno troppe aspettative rispetto ai risultati sportivi dei figli. Vivono la palestra o la piscina al pari di un servizio di babysitteraggio. E la scuola, dal canto suo, spesso non se ne occupa: quanti sono gli insegnanti che sanno che sport praticano i loro allievi? Quanti quelli che puniscono gli studenti atleti con un’interrogazione di lunedì mattina pur sapendo che hanno passato il fine settimana ad allenarsi o gareggiare? Senza contare che anche tra gli allenatori c’è chi spinge troppo sul risultato e poco sulla crescita psico-fisica dei ragazzi…”. Tutto vero. Nel triangolo insegnanti, genitori, allenatori spesso gli angoli non si chiudono. Nel nostro Paese fanno sport sei ragazzi su dieci (in Europa nove su dieci) e l’abbandono delle attività sportive da parte dei giovani tra i 12 e 14 anni è di uno su dieci. La causa è nota: insegnanti e genitori, ma anche molti allenatori che non capiscono la differenza tra attività sportiva ed agonismo, non comprendono il valore dello sport. Che è innanzitutto cultura. Che è bagaglio che permette ai ragazzi di trasferire esperienze fondamentali nella vita di tutti i giorni come la capacità di sapersi programmare, organizzare, di sapere gestire le emozioni, di raggiungere gli obbiettivi. Permette di capire qual è il senso del lavoro: nello sport se uno si allena ottiene risultati così come a scuola se uno studia prende buoni voti. Infine lo sport spiega ai giovani che si può vincere ma si può anche perdere, che la sconfitta non è un dramma, anzi un punto da cui ripartire. Non poco. “Molti abbandonano per il poco tempo, la poca motivazione, la difficoltà di conciliare studio e sport. Ma i motivi sono più profondi. Troppo spesso ai ragazzi si chiede di vincere, di avere una prestazione eccellente. L’enfasi è sulla competizione, sul risultato, quando invece dovrebbe essere sul sostegno all’impegno. Inoltre il movimento regolare produce connessioni sinapsiche migliori nei lobi frontali. I ragazzi che si muovono, dunque, studiano in tempi più brevi, organizzano con più efficacia il proprio tempo, conciliano e organizzano gli impegni con più facilità. “. La doppia carriera scuola-attività sportiva quindi va sostenuta. Certo servirebbe che molti “prof” si rendessero conto che uno studente che magari un giorno non è brillantissimo perchè si è allenato non è un “lazzarone” da punire. Servirebbe che Ministero, Provveditorati, Federazioni, tutte quante, cominciassero a parlarsi. Quantomeno per capire che c’è un mondo che studia ma ce n’è anche un altro che si allena e gareggia. E non sono due cose diverse e distanti…(cit. web)

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